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Età Feudale
Tra il X e l’XI secolo si delinea l’intricata storia dell’Alto
Novarese: una società in forte trasformazione economica e sociale
si raggruppa attorno ad Arduino, subentrato al marchese di Ivrea, per una
politica a danno dei possedimenti ecclesiastici e dei vassalli del vescovo
di Novara. E’ in questo periodo che molti possedimenti monastici del
Vergante vengono disgregati.
Nelle lotte feudali tra Arduino, i marchesi di Ivrea, il conte di Pombia,
i conti di Biandrate e i conti da Castello, si impone la figura dell’arcivescovo
Ariberto d’Intimiano che, verso il 1021, estende la sua giurisdizione
sul monastero e la rocca di Arona: dal momento che Angera è già pieve
milanese, il controllo di Milano del lago è ormai definitivo, essendo
Arona e Angera due importanti fortificazioni contrapposte a guardia del
lago e delle vie di comunicazione verso il nord.
La pieve di Baveno si struttura definitivamente alla fine dell’XI
sec.: viene organizzata una canonica con un prepositus - attestato per la
prima volta nei documenti della metà del XII sec. - quale responsabile
spirituale ed economico del clero. Rimane incerta l’effettiva estensione
della pieve, il numero delle cappelle e i rapporti con queste: l’unico
dato sicuro viene dalla confinante pieve di Gozzano mentre la prospiciente
pieve dell’isola Madre comprendeva oltre alle isole forse anche Stresa.
Da documenti del XV sec., sembra che a Baveno risiedessero solo tre canonici
anche se la rendita della pieve era uguale a quella di Intra che ospitava
ben sette canonici.
Dopo la vittoria di Legnano del 1176 le truppe milanesi che combattevano
per conto dell’arcivescovo Milone occuparono tutta la costa sud-occidentale
del lago. Ma il monastero sestese di S.Donato di Scozola ostacolò momentaneamente
l’espansione ambrosiana:
l’abate del cenobio fece infatti ricorso al vescovo di Verona per
l’usurpazione dell’arcivescovo di Milano dei diritti di riscossione
delle imposte del manso della corte di Baveno; Milone ribadì davanti
al vescovo veronese che la giurisdizione della contea di Baveno apparteneva
a Milano. Benché il vescovo veronese desse ragione del possesso del
manso de Curte Baveni all’abate, i soprusi non cessarono; più tardi
l’abate, inviando documenti probanti la sua tesi, dovette infatti
rivolgersi al pontefice Innocenzo III chiedendo di porre
fine alle molestie dell’arcivescovo milanese verso gli abitanti in
loco Baveni. Il papa nel 1199, dando ascolto a Milone che sosteneva la
falsità dei documenti dell’abate, dette ragione a Milano tranne
per il possesso del manso de Curte Baveni che restava in mano sestese.
La sentenza di fatto consegnava all’arcivescovo la giurisdizione
del lago da Glisente a Feriolo. Risale infine a quest’epoca la ristrutturazione
dell’intero complesso ecclesiastico sia per le esigenze della pastorale
verso i rustici sia per le necessità della spiritualità canonicale.
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Particolare romanico della chiesa di Baveno
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